Il ciclo de La Strada (1988-1989) di Borri è una serie di sette opere che esplorano il tema della vita per strada, con protagonisti emarginati e reietti della società. Queste opere esprimono una forte vena espressionistica e trattano tematiche di sofferenza, alienazione e morte. Un esempio significativo è Cristo Scendi a morire con noi, in cui un uomo morente giace su un asfalto intriso di sangue, simbolo dell’umanità abbandonata e priva di redenzione. La città, piuttosto che proteggere l’uomo, diventa il luogo della sua condanna a morte. L’invocazione di Cristo non è blasfema, ma rappresenta un grido disperato di chi si sente dimenticato. L’opera La droga affronta invece il tema dell’alienazione causata dalle droghe, con figure distorte in un paesaggio urbano allucinato. Borri richiama l’isolamento sociale già rappresentato da artisti come Munch e Kirchner, evocando un senso di disperazione e abbandono. Nonostante la drammaticità di queste opere, le ultime tre del ciclo – La violinista, Riposo sulla strada e Il Muro – introducono una nota di speranza. Pur mantenendo una critica sociale, Borri cerca di restituire dignità agli emarginati, valorizzando la vita umana anche nella sofferenza. La sua rappresentazione dell’umanità decadente esprime l’unicità e l’importanza della vita, anche nei suoi aspetti più tragici.





