Nel dicembre 1990, Borri presenta alla Galleria Teorema di Firenze l’esposizione La città ostile, caratterizzata da una riduzione tonale a pochi colori – principalmente blu, nero, rosso e bianco – per intensificare i contenuti espressi. Le opere rappresentano una città deformata e frammentata, simile a una zona di guerra, con edifici capovolti e strutture distorte. In La città ostile 2, le deformazioni urbane richiamano le influenze espressionistiche ma anche l’architettura gotica, che esprime una tensione verso il trascendente. L’opera suscita un senso di smarrimento e solitudine, con un’unica figura umana stilizzata che appare disperata. Al centro della composizione, un libro con una candela picassiana rappresenta la cultura come ultimo baluardo di speranza in una città ostile. Borri utilizza una dimensione metaforica per rappresentare l’umanità smarrita e inadeguata, accomunata dalla paura e dall’incapacità di cambiare il proprio destino. L’artista sottolinea l’importanza della crescita interiore e spirituale come unica via di salvezza di fronte all’aggressività della società moderna.








