A partire dal 1990, l’opera di Oreste Borri si evolve verso un linguaggio più simbolico e immaginativo, ricco di allegorie e caricature, esplorando temi di teatralità e tensione esistenziale. Continua a rappresentare la figura umana, con particolare attenzione al nudo femminile, svelando la violenza intrinseca della natura umana. I suoi personaggi sono tutt’altro che eroici, divisi tra emarginati (prostitute, reietti, artisti di strada) e oppressori avidi di potere. Trasferitosi a Montevarchi, nel 2001 viene organizzata una grande esposizione delle sue opere dal 1947 al 2000. Nel 2004 espone “I dipinti del NO”, espressione del suo rifiuto categorico verso la società ipocrita, caratterizzati da composizioni geometriche in cui la parola “NO” emerge come simbolo di protesta contro l’ignoranza e la volgarità. Questo ciclo rappresenta uno dei momenti più intimi e personali della sua carriera, riflettendo il rifiuto di ogni compromesso in un mondo che percepiva come feroce e corrotto.














































